mercoledì 11 febbraio 2009

MUSSOLINI, SVELATO IL MISTERO?

Ottantacinque anni dopo un testimone calabrese racconta del ferimento del 1917 Il mensile "Calabria" pubblica il diario di un bersagliere



Si avvia forse ad essere svelato il mistero del ferimento di Benito Mussolini durante la prima guerra mondiale.

Dubbi e perplessità avanzati ripetutamente da storici italiani e stranieri - da ultimi uno storico irlandese e, nella primavera scorsa, la giornalista di Repubblica Simonetta Fiori - vengono chiariti da una testimonianza inedita pubblicata su "Calabria" il mensile del Consiglio regionale che nel numero in distribuzione in questi giorni pubblica in proposito una ricostruzione basata su una testimonianza sulla vicenda, del professor Giuseppe Masi, docente all'Università della Calabria.

L'articolo, e la testimonianza scoperta dal professor Masi, smentiscono - secondo quanto anticipa "Calabria" - quanti avevano dubitato della gravità delle ferite riportate dal futuro Duce nel 1917, e finanche della loro stessa sussistenza, e rispondono puntualmente agli interrogativi che, non senza malizia, sono stati posti su quelle ferite che consentirono a Mussolini di essere congedato dal servizio militare.

"Calabria" riporta sui fatti una testimonianza insospettabile e mai, sinora, resa pubblica.Quella dell'ex bersagliere calabrese Francescantonio Commisso, nato il 15 gennaio 1892 a Gioiosa Jonica, in forza nel 1917 nello stesso reggimento bersaglieri, l'XI, nel quale era arruolato Benito Mussolini, allora appena promosso caporal maggiore.

Fu proprio il bersagliere calabrese a soccorrere personalmente il futuro Duce privo di sensi e a trasportarlo in barella in un ospedale da campo, sanguinante per numerose e profonde ferite al volto, alla spalla destra e all'addome.

Nell'articolo su "Calabria" il professor Masi racconta della sua scoperta fortuita riferendo che il diario del bersagliere Commisso, trovato tra le carte di famiglia è una di quelle cronache in cui la guerra è descritta dal basso, e raccontata da quei soldati, da quei "poveri cristi" che, costretti a subire le "scelte degli altri", possono essere messi sullo stesso piano di "carne da cannone".

A 85 anni da quell'episodio non capita facilmente di reperire una fonte, testimonianza di quell'esperienza drammatica: un diario di guerra che riferisce e ripropone appunti e ricordi, trascritti immediatamente, a caldo, con un linguaggio semplice e lineare. Ma cosa afferma l'eccezionale testimonianza pubblicata da "Calabria"?

Il bersagliere Commisso fornisce la sua testimonianza dei fatti vissuti personalmente il 23 febbraio 1917 sulle Alpi Carniche, a quota 1440. Commisso è testimone oculare della carneficina provocata dallo scoppio di un lanciabombe, è lui a soccorrere Mussolini, privo di sensi fra altri commilitoni uccisi, dilaniati dall'esplosione di una granata esplosa in un tubo di lancio.

Nel suo diario il bersagliere calabrese racconta di una barella grondante sangue e addirittura colpita e scheggiata durante il trasporto da una pallottola nemica. L'eccezionale scoperta del professor Masi, che troverà una stesura più rigorosamente scientifica sulla rivista "Italia Contemporanea" edita a Milano dall'Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione contiene risvolti sensazionali in quanto, addirittura, 85 anni fa rispondendo ad una sollecitazione del ministero lo stesso comandante dell'XI reggimento bersaglieri sostenne che sull'incidente occorso a Mussolini non si erano mai trovate "prove concrete".

La testimonianza del bersagliere calabrese Francescantonio Commisso comparirà tra l'altro, in un volume sulla guerra promosso dall'Istituto Calabrese per la Storia dell'Antifascismo e dell'Italia contemporanea di cui il professor Giuseppe Masi è direttore.

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